Il Tarantismo e l'Approccio Rivoluzionario di de Martino
Il tarantismo è stato per secoli un enigma, un disturbo misterioso che colpiva prevalentemente le donne nel Sud Italia, in particolare nel Salento. Caratterizzato da stati di agitazione psicomotoria, deliri, convulsioni e depressione, si credeva fosse causato dal morso di un ragno, la "taranta". Molti si approcciavano al fenomeno con scetticismo o come pura patologia medica. Fu Ernesto de Martino, con la sua ricerca pionieristica negli anni Cinquanta, a trasformare radicalmente la comprensione di questo fenomeno, elevandolo da mera superstizione o malattia a complesso sistema culturale e rituale, un vero e proprio "etnopsichiatria spontanea". La sua opera ha svelato come il tarantismo fosse una risposta a condizioni di disagio sociale, economico ed esistenziale, incanalato e "curato" attraverso riti collettivi di musica, danza e colore.
De Martino non si limitò a descrivere il tarantismo, ma cercò di comprenderne la logica interna, il suo significato per gli individui e la comunità. Attraverso un approccio olistico che integrava antropologia, storia delle religioni, psicologia e psichiatria, egli dimostrò come il rito della tarantella fosse una "crisi della presenza" ritualmente superata, offrendo ai "tarantolati" un canale per esprimere il loro malessere e reintegrarsi nella società. La sua ricerca non fu solo accademica, ma fortemente partecipativa, trascorrendo tempo sul campo con i protagonisti di questi drammi umani e osservando le loro manifestazioni con un rigore scientifico e una sensibilità umana rari per l'epoca.
"La Terra del Rimorso": Il Capolavoro di de Martino sul Tarantismo
Il punto culminante della ricerca di Ernesto de Martino sulla taranta e il tarantismo è senza dubbio il suo saggio del 1961, "La Terra del Rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud". Questo libro non è solo un resoconto etnografico, ma un'analisi profondamente teorica e metodologica. De Martino vi descrive con minuzia di dettagli le manifestazioni del tarantismo, i sintomi delle crisi, l'iconografia del ragno e, soprattutto, il rito terapeutico della tarantella.
L'opera si basa su un'intensa campagna di ricerca condotta nel Salento nel 1959, dove de Martino e la sua équipe (composta da medici, psichiatri, musicologi e fotografi come Franco Pinna) registrarono, intervistarono e osservarono decine di casi di tarantismo. Attraverso queste testimonianze dirette e l'analisi dei canti e delle musiche, de Martino mise in luce la natura simbolica del "morso" della taranta, che spesso non era un evento reale, ma piuttosto una metafora di un profondo malessere interiore, di un trauma o di una condizione di vita insostenibile. Il "rimorso" del titolo si riferisce non solo al senso di colpa o al tormento interiore, ma anche all'atto del "mordere di nuovo" o "rimordere" che caratterizzava le ricadute periodiche del tarantismo, spesso in corrispondenza della festa di San Paolo a Galatina, epicentro del culto.
Il Rituale della Tarantella: Musica, Danza e Cromoterapia
Il cuore della "terapia" per i tarantolati era il rito della tarantella, un complesso sistema performativo che coinvolgeva musica, danza e persino l'uso rituale dei colori. Quando una persona manifestava i sintomi del tarantismo, si chiamavano i musicisti locali (tipicamente violino, fisarmonica e, soprattutto, il tamburello), e iniziava una sessione che poteva durare ore o giorni. La musica, con il suo ritmo incalzante e ripetitivo, aveva la funzione di agitare il tarantolato, portandolo a uno stato di trance e permettendogli di "scaricare" la tensione accumulata e di evocare il ragno responsabile del suo malessere.
La danza era spesso convulsiva, con movimenti che imitavano il ragno, rotolamenti a terra, e scatti repentini. Ogni tarantato aveva la sua "musica" e il suo "ballo" specifico, che rispecchiava la sua particolare "taranta" (si credeva esistessero diverse specie di tarantole, ognuna con il suo veleno e i suoi effetti, riconoscibili dai colori). Anche i colori giocavano un ruolo cruciale: tessuti di specifici colori (spesso rosso, verde, nero, giallo) venivano stesi a terra, e il tarantato era attratto da uno di essi, identificato come il colore della sua taranta, su cui si rotolava. Questa "cromoterapia" ancestrale, unita alla musica e alla danza, creava un percorso catartico che culminava spesso in uno stato di purificazione e temporaneo benessere, fino alla successiva crisi, solitamente l'anno dopo in primavera o estate.
- Musica Incalzante: Tamburelli, violini e fisarmoniche creavano un ritmo ossessivo e curativo.
- Danza Terapeutica: Movimenti convulsi e imitazioni del ragno per sfogare il "veleno" simbolico.
- Cromoterapia Rituale: L'interazione con teli colorati per identificare e neutralizzare la taranta specifica.
La "Crisi della Presenza": Un'Interpretazione Antropologica
L'innovazione più significativa di de Martino fu l'interpretazione del tarantismo come "crisi della presenza". Per lui, il tarantismo non era solo una psicosi individuale o una malattia fisica, ma una complessa reazione culturale a un disagio esistenziale e sociale. La "presenza" indica la capacità dell'individuo di essere pienamente integrato nel proprio mondo culturale, di agire con efficacia e di dare un senso alla propria esperienza. Nelle condizioni di miseria, sfruttamento, sradicamento sociale e repressione culturale tipiche del Sud Italia post-bellico, questa "presenza" era minacciata o perduta, lasciando gli individui in uno stato di frammentazione e alienazione.
Le donne, in particolare, erano spesso soggette a gravi restrizioni sociali, economiche e sessuali, che potevano portare a stati di profonda angoscia e alienazione. Il morso della taranta, quindi, diventava il pretesto culturale per manifestare un disagio altrimenti inesprimibile, una sorta di "licenza" per esprimere la sofferenza in un contesto socialmente accettato. Il rito terapeutico, con la sua drammatizzazione della malattia e della guarigione, permetteva al soggetto di riconquistare la propria "presenza", di riaffermare la propria identità e di essere riammesso nella comunità, almeno temporaneamente. Era un modo per la cultura di gestire e incanalare la sofferenza individuale, trasformandola in un'esperienza collettiva e ritualizzata, evitando la disgregazione sociale e fornendo un modello di cura all'interno della comunità stessa.
L'Eredità della Ricerca di de Martino e la Taranta Oggi
Le ricerche di Ernesto de Martino sulla taranta hanno avuto un impatto duraturo non solo sull'antropologia italiana, ma anche sul campo più ampio degli studi religiosi, della psicologia e della storia sociale. Il suo lavoro ha dimostrato l'importanza di analizzare i fenomeni culturali nel loro contesto storico e sociale, evitando interpretazioni riduttive e patologizzanti. "La Terra del Rimorso" è oggi considerato un classico, un testo fondamentale per chiunque voglia comprendere le dinamiche del sacro e del profano, della malattia e della guarigione nelle culture popolari, e un modello per la ricerca etnografica.
Sebbene il tarantismo come fenomeno epidemico sia scomparso con i profondi cambiamenti sociali ed economici del Salento, l'eredità della taranta sopravvive in diverse forme. La musica e la danza della pizzica, un tempo parte integrante del rito, sono state riscoperte e rivitalizzate. Eventi come la "Notte della Taranta", un festival musicale che attira centinaia di migliaia di persone ogni anno a Melpignano e in altre località salentine, testimoniano la continua fascinazione per questo passato. Pur non riproponendo il rito terapeutico nella sua forma originale, queste manifestazioni culturali mantengono vivo il ricordo della taranta e l'importanza della musica e della danza come espressione di identità, aggregazione sociale e vitalità culturale. La ricerca di de Martino rimane una bussola insostituibile per interpretare le radici profonde di questa tradizione e il suo significato contemporaneo.
FAQ
Come possono i principianti iniziare facilmente con la taranta de martino?
Il modo più semplice per iniziare con la taranta de martino è imparare le basi passo dopo passo.
Quali sono i principali vantaggi nel comprendere la taranta de martino?
Comprendere la taranta de martino porta nuove conoscenze, competenze pratiche e maggiore fiducia in sé stessi.
Si può applicare la taranta de martino anche nella vita quotidiana?
Sì, la taranta de martino può essere trovato e applicato anche nella vita quotidiana.